Pcos

La Sindrome dell'ovaio policistico è una condizione molto eterogenea dal punto di vista clinico che interessa il 5 – 20 % delle donne in età fertile, specialmente nella terza decade di vita.

 

Il quadro è caratterizzato da irregolarità mestruali con ritardi marcati sino all’assenza completa del ciclo, presenza di peli superflui al volto, al tronco e generalmente, sovrappeso (BMI > 24 kg/m2) sino all’obesità, presente nel 25 – 50% dei casi.In queste donne l’aspetto ecografico delle ovaie è caratteristico; volume aumentato (superiore ai 10 cc) e presenza di numerosi piccoli follicoli (dai 2 ai 9 mm), disposti a corona, alla periferia dell’ovaio.Anche il quadro ormonale è alterato con aumento significativo dell’LH ed un rapporto LH/FSH superiore a 2,5 (LH ed FSH sono gonadotropine, ormoni prodotti dall’ipofisi per stimolare l’ovaio), un aumento della produzione di androgeni da parte dell’ovaio ed un aumento dei valori di insulina (insulinoresistenza) in oltre il 50% dei casi. L’instaurarsi di un un quadro di PCOS è dovuto a molteplici fattori, ancora non perfettamente conosciuti, che agiscono interferendo sulla regolazione del metabolismo sia a livello centrale ( cervello, ipotalamo) che periferico (tessuto adiposo, fegato, pancreas, surrene) con ripercussione sull’attività dell’ovaio, causandone eccessiva produzione di androgeni e blocco dell’ovulazione; da qui il diradarsi delle mestruazioni sino alla loro assenza e la comparsa di acne e peli superflui, specialmente al volto ed al tronco. Studi sperimentali hanno dimostrato come già in epoca prenatale una condizione di eccessiva produzione di androgeni (obesità, diabete materno) possa predisporre allo sviluppo di PCOS nel feto femmina. Sono state ipotizzate anche alterazioni di enzimi su base genetica come fattori favorenti la comparsa di PCOS: così l’insulinoresistenza può derivare da alterazione dell’enzima epimerasi responsabile della trasformazione del Myoinositolo nel suo metabolita attivo Dchiroinositolo, indispensabile per la diffusione intracellulare del glucosio; un difetto dell’aromatasi ovarica può ridurre la trasformazione degli androgeni in estrogeni, con accumulo dei primi.Di fatto la PCOS sembra insorgere per il convergere di molteplici fattori genetici ed ambientali. Tra i primi troviamo l’iperandrogenismo, l’insulinoresistenza e i difetti di secrezione dell’insulina: nei secondi, l’esposizione in epoca prenatale ad un ambiente iperandrogenico, la ridotta crescita fetale e l’obesità acquisita per eccesso alimentare.La varietà dei processi biologici coinvolti nel metabolismo glucidico, combinata con la varietà dei quadri ambientali possibili, rende questa sindrome molto eterogenea con conseguente difficoltà di una cura efficace, che comunque va personalizzata il più possibile anche in base ai desideri della paziente. Circa le conseguenze della PCOS possiamo distinguerle in “a breve termine” e “a lungo termine”. Le irregolarità mestruali ed il quadro ormonale che le sottende, sono responsabili di ridotta fertilità e, se la gravidanza arriva, è maggiore la possibilità di aborto e di complicazioni durante la gestazione.Nel lungo termine è più probabile l’insorgenza di diabete, ipertensione, Sindrome metabolica; tutte condizioni correlate ad un maggior rischio cardiovascolare e minore aspettativa di vita. Per contrastare queste conseguenze negative la prima cosa da fare è una modificazione dello stile di vita. Spesso le pazienti con PCOS sono obese o comunque in sovrappeso in quanto hanno un’alimentazione non corretta, eccessivamente ricca di carboidrati, e si muovono poco. Quindi iniziare un regime alimentare corretto, magari con l’aiuto di uno specialista della nutrizione, è sicuramente il primo passo. Ad esso andrà associata attività fisica (30 – 40 minuti al di per 5 gg la settimana); anche una semplice camminata veloce.Questo approccio permette una riduzione dell’iperandrogenismo ed una diminuzione dell’insulinoresistenza sia nelle donne in sovrappeso che nelle normopeso, con miglioramento progressivo del ciclo mestruale e, nel lungo periodo, una prevenzione della sindrome metabolica con le conseguenze negative ad essa correlate. Nell’eventualità di persistenza dell’iperinsulinemia e di difficoltà a perdere peso, si potrà associare metformina, sostanza che riduce la produzione epatica di glucosio ed il suo assorbimento intestinale. In donne desiderose di gravidanza si può associare clomifene citrato per migliorare ulteriormente l’ovulazione.Può essere utile considerare l’assunzione di integratori a base di inositoli anche in associazione all’acido alfa lipoico che ne migliora ulteriormente l’efficacia. Si può arrivare anche all’intervento chirurgico di drilling ovarico laparoscopico, che provoca un brusco calo di androgeni in seguito a distruzione parziale della corticale ovarica, con ripristino di un ciclo mestruale pressoché regolare e possibilità di gravidanza.Infine, nelle grandi obese, interventi di chirurgia bariatrica, permettono di ridurre significativamente il peso corporeo non solo per migliorare la fertilità, ma sopratutto per prevenire le complicanze a lungo termine di un’obesità patologica.