NIPT-Test

E' stato introdotto negli ultimi anni e si sta diffondendo sempre più, un test non invasivo basato sulla ricerca del DNA libero fetale nel sangue materno. Tale test, che assume nomi diversi in base alla Società che lo promuove od esegue, è conosciuto con la sigla NIPT ed è eseguibile dalla 10 settimana compiuta di gravidanza.

La frazione libera del DNA fetale (cffDNA) proviene dalla placenta e rappresenta il 3 – 6% del totale DNA libero durante tutta la gravidanza; ha un’emivita breve e già due ore dopo il parto non è più determinabile nel sangue materno. Affinchè il test sia valido occorre che il cffDNA sia superiore o uguale al 4% per evitare falsi risultati. Se inferiore verrà eseguito un secondo prelievo ed in caso di persistenza di una  bassa concentrazione, si potrebbe ipotizzare, in base a studi non ancora confermati, un’aumentata probabilità di anomalie cromosomiche fetali e quindi orientare diversamente la gestione clinica della gravidanza.
 
Il test viene utilizzato per la diagnosi prenatale di trisomie, delezioni e aneuploidie dei cromosomi sessuali.
• TRISOMIE: ovvero la presenza di un cromosoma in più. La più conosciuta è la Sindrome di Down o Trisomia 21, seguono come frequenza la Trisomia 18 o Sindrome di Edwards e la Trisomia 13 o Sindrome di Patau. Queste tre sindromi rappresentano circa il 50% delle anomalie cromosomiche riscontrabili con l’amniocentesi e il NIPT ha per loro una specificità (capacità di individuare correttamente un feto affetto) di circa il 99%. La probabilità di un falso  negativo ( ovvero di non rilevare la patologia in un feto affetto) è inferiore all’1%. La probabilità di un falso positivo (ovvero di indicare come affetto un feto che non presenta la patologia) è inferiore allo 0,1%. 
• DELEZIONI:sono anomalie cromosomiche sbilanciate, caratterizzate dall’assenza di un tratto di cromosoma. Alcune delezioni causano sindromi rare alle quali possono essere associate anomalie cardiache, dismorfismi facciali e labiopalatoschisi, alterazioni del tratto gastro intestinale e del sistema immunitario, ritardo mentale o deficit dello sviluppo neuro-cognitivo.
• ANOMALIE DEL NUMERO DEI CROMOSOMI SESSUALI: sono caratterizzate dall’assenza di un cromosoma sessuale come nel caso della Sindrome di Turner (45 X, frequenza 1/2500 femmine) o dalla presenza di un cromosoma sessuale in più come nella Sindrome di Klinefelter ( XXY, frequenza da 1/500 a 1/1000 maschi), Sindrome di Jacobs (XYY, frequenza 1/1000 maschi) e della Sindrome XXX (frequenza 1/1000 femmine). La determinazione del sesso è utile anche nell’individuare feti maschi a rischio di malattie legate ai cromosomi sessuali, quali emofilia o distrofia muscolare di Duchenne. Il test può essere eseguito nelle gravidanze ad alto rischio, ma anche in quelle a basso rischio; può essere eseguito nelle gravidanze naturali ed in quelle ottenute con metodiche di procreazione medicalmente assistita.  Lo si può eseguire nelle gravidanze dizigoti (due gemelli diversi) sia naturali che originate con tecniche di procreazione medicalmente assistita, anche se nelle gravidanze gemellari l’esperienza è limitata. 
 
LIMITI DEL TEST:
• L’affidabilità del test può essere ridotta per discrepanza feto placentare a causa di mosaicismi confinati alla placenta o di zigoti riassorbiti, per mosaicismi fetali a bassa percentuale, per anomalie cromosomiche materne, nel caso in cui la gestante abbia ricevuto emotrasfusioni, trapianti allogenici di cellule staminali o di organi.
•Il test non rileva traslocazioni bilanciate, i cromosomi ad anello, le disomie uniparentali, le malattie monogeniche/poligeniche, le poliploidie ed eventuali assetti trisomici a queste ultime imputabili, le aneuploidie dei cromosomi non considerate. L’accuratezza del test può essere ridotta nel caso in cui una gravidanza inizialmente gemellare, prosegua come singola.
• Nella gravidanze gemellari non è possibile rilevare quale feto abbia un rischio eventualmente elevato e non è possibile valutare il sesso, le aneuploidie dei cromosomi sessuali, le sindromi da delezione
 
CONCLUSIONI:  
• Lo screening prenatale non invasivo basato sul DNA (NIPT) non è un test diagnostico; pertanto ogni risultato positivo deve essere confermato con una tecnica invasiva tradizionale (villocentesi – amniocentesi).
• In almeno il 2% dei casi il campione acquisito non è idoneo ad essere refertato. Per essere affidabile la percentuale di  cffDNA deve essere uguale o superiore al 4% del cfDNA totale. Se il test non è informativo va ripetuto e in caso di ulteriore assenza di informazione va effetuata l’amniocentesi
• L’indagine è al momento mirata e validata per le principali aneuploidie autosomiche (T 21, T 18 e T 13) e dei cromosomi sessuali.
• Può essere effettuato su gravidanze singole e gemellari bigemine, spontanee o in seguito alla donazione di gameti.
• Un risultato indicativo di una bassa probabilità di trisomia deve essere considerato rassicurante in considerazione dell’elevata specificità del test e del suo elevato valore predittivo negativo.
• Il Test del DNA fetale ha una maggiore sensibilità ed un minor numero di falsi positivi per la Trisomia 21 (S. di Down) rispetto ai test tradizionali (Test Combinato e Test Integrato), pertanto è possibile che il test integrato risulti positivo e il NIPT negativo in una gravidanza con feto non affetto.
• Non vi è ancora validazione clinica circa la sensibilità e specificità per le trisomie 9 – 16 – 22 e per le Sindromi da microdelezione/duplicazione
• Il NIPT non consente di studiare il cariotipo fetale a differenza delle metodiche invasive (villocentesi – amniocentesi).
• Il NIPT non è sostitutivo delle indagini cliniche, laboratoristiche e strumentali che fanno parte integrante del monitoraggio della gravidanza.
 
Il test non è attualmente fornito dal SSN ed è pertanto a totale carico del richiedente.